Un ricordo di Remo Parise

articolo

Di: Silvia Parise

E’ UN PIACERE essere ospitata in questo bellissimo spazio che mi da la possibilità di poter portare alla vostra attenzione il pittore Remo Parise.
Innanzitutto mi presento sono Silvia, la figlia, e vorrei raccontarvi brevemente della pittura di papà e del “lavoro piacevole” che sto facendo per far si che la sua arte non “passi” con il passare del tempo.
Papà è scomparso nella sua amata Bologna nel 1996 e tutte le informazioni che trovate ora su di lui (mostre, sito, inserimenti in Albi…) sono nate a molti anni dalla sua morte per mio volere rileggendo una sua intervista in cui egli stesso affermava:
"beati coloro che sono stati capaci di lasciare una traccia meravigliosa del loro passaggio terreno".
Da qui e avendo ancora molte opere da presentare al pubblico mi sono attivata cercando nuovi contatti per far si che le sue opere potessero continuare a raccontare di sentimenti e luoghi di tempi che furono.
La ricerca ovviamente è stata tutt’altro che semplice, anche qui nella sua Bologna città che lui ha dipinto con tanta passione e nonostante Parise negli anni passati fosse un nome noto nell’ambiente pittorico.
Ho dovuto raccontare la mia idea a molte persone prima di trovare, collegando i vari consigli, una strada ma la tenacia mi ha portato buoni risultati ed ora posso affermare che il nome di Remo Parise e soprattutto le sue opere sono tornate all’attenzione del pubblico più appassionato.

Una scatola di colori ricevuta in regalo dal nonno Luigi è stato l'inizio della sua passione per l’arte che si è poi sviluppata in età matura.
Possiamo dire che era un artista “libero” perché accanto all'arte esercitava un'attiva che, seppur in qualche modo affine, gli ha permesso di essere distaccato da ogni richiamo remunerativo della sua pitture permettendogli di far rimanere la sua passione tale. Passione a cui dedicava gli attimi liberi dipingendo, frequentando mostre...
Era sempre accompagnato dalla sua carpetta di pelle, che ancora conservo gelosamente, che conteneva fogli, colori, penne stilografiche che lui utilizzava ogni qualvolta ci fosse qualcosa che attraeva la sua attenzione e, nei rari momenti in cui non l’aveva, faceva bozzetti su tutto l’”utilizzabile” compreso i tovaglioli dei ristoranti….
Poi c'erano i momenti di relax in cui , con sottofondo di musica, stava nel suo studio a dipingere e lì, in quegli attimi, il mondo indaffarato e frenetico del mondo circostante erano lasciati fuori.

Per raccontarvi un po’ della formazione e della personalità artistica di papà lascio parlare i critici:

Biografia e personalità artistica
Remo Parise è nato a Vicenza l’11/10/1916 ed è morto a Bologna il 10/1/1996, città dove ha vissuto e lavorato. Nel 1930 ha iniziato la sua formazione artistica presso la Scuola d’Arte di Bologna e nella stessa città, dal 1969 al 1971, frequenta l’Accademia delle Belle Arti. Ha tenuto mostre in parecchie città italiane ottenendo ovunque lusinghieri successi di pubblico e di critica. La sua pittura attraverso immagini recuperate nel profondo della memoria, si fa racconto delle vicende remote che il pittore propone, in ogni caso, attraverso accenti di fascinosa poesia. Motivo ricorrente la Bologna della sua giovinezza con i suoi angoli più caratteristici, i riflessi luminosi, i suoi antichi personaggi fermati in episodi che di frequente si tingono del suggestivo richiamo della fiaba. Scenari preferibilmente notturni accrescono notevolmente il valore sentimentale dei suoi dipinti. Scenari preferibilmente notturni accrescono notevolmente il valore sentimentale dei suoi dipinti. Scenari diradati “in un’orchestra (scrive il Morello) di chiaroscuri a volte precisi a volte soffusi in mille tonalità di morbida schiuma marina diffusa sulle cose”. “Ogni minuto (scrive Michele Fuoco) che l’autore ha vissuto cade in una riserva oscura, in un oblio apparente dove lo lascia sprofondare. Sembra che resti soltanto ciò che può essere utile alla sua Arte”. E dal ricordo nascono le immagini, il racconto si articola nelle molteplici parti, riscopre, senza retorica alcuna, lontani e non obliati sentimenti e diventa, allora, profonda occasione di autentica verifica spirituale. Propone, in particolare, realtà di amore e di pace ed è, in tal modo, non “una ricerca (scrive Cucci) del tempo perduto, ma del meglio, forse passato inosservato di quel tempo”. Una realtà per il pittore affatto chiara ancora, di cui egli torna dunque a fare parte con piena facilità, ad appropriarsi nei sui fondamentali risvolti episodici e sentimentali, per riproporne sintesi pittoriche quanto mai gradevoli e personali. Pittura, dunque, come occasione di recupero di fatti e valori lontani presentati mediante pretesti figurali che, pur nella molteplicità delle proposte descrittive, mantengono riferimenti costanti con la realtà di un passato trascritto con amore e suggestiva poesia. (Gianni Milani da Arte Italiana per il Mondo).

Pensiero sull’Arte
“Di me hanno già parlato i critici, parlato e sparlato; hanno detto che sono eclettico e informale, nostalgico e neoclassico. Insomma del passato a loro modo hanno detto in gran parte per questo in prima persona proverò ad accennarvi qualcosa che solo io posso descrivere: le idee del mio prossimo futuro artistico.
Dopo aver assimilato le varie tecniche pittoriche del passato sono giunto ad una mia tecnica, ad una mia tavolozza, ad esprimere la mia personalità attraverso le luci e le ombre di una città che un tempo calda e popolana va via via assumendo un aspetto freddo e cupo nella sua corsa per divenire una metropoli.
La vuotezza della Bologna e dei suoi portici rispecchia o rispecchiava attraverso le luci e le ombre, le geometrie delle sue vie di notte, uno stato d’animo che non trova riscontro nei tempi moderni e nelle loro espressioni più intrinseche.
Ora credo che in questo tema io abbia più detto che dato, abbia fatto vedere come sono belle nella loro fierezza e nella loro abitabilità, se così si può dire, le vie porticate di Bologna, simbolo di civiltà e di creanza benché da me vuotate di ogni umanità. Col passare degli anni mi sono chiesto se non fosse più giusto dare che non dire e ciò mi induce ad una pausa, ad un periodo di transizione e di mutamento di idee e di fini.
Può la mia nostalgia divenire volume, possono le mie esperienze trasformarsi in colore? Oh, per carità, non voglio insegnarvi nulla, ma vorrei solo proporre quello che è stato perché ognuno possa trarre le sue conclusioni e possa ipotizzare una realtà migliore. Vorrei riempire le mie tele di umanità e di colori, di sensibilità e di armonia.
Armonia, ecco questa parola mi ha portato ad un accostamento con la musica che è fatta di note tali da potersi vestire di colori e mi sono detto (perché no) attraverso musiche e parole dei miei tempi giovanili potevo trasmettere, mischiandole coi colori in un cocktail multiforme, i dolori che sono stati e i sogni che potrebbero divenire” (Remo Parise da Comanducci edizioni d’Arte n.8).

Pensiero sulla vita
“Paragono la vita all’infinito; l’infinito non è il “nulla”, l’infinito è il “tutto”, e così la morte non è la fine della vita ma la conclusione biologica di un singolo ciclo vitale. Beati coloro che sono stati capaci di lasciare una traccia meravigliosa del loro passaggio terreno”. (Remo Parise da Arte Italiana per il mondo).

Direi che fino a qui abbiamo riassunto un po’ la vita artistica di papà ma vorrei poter aggiungere qualcosa dell’uomo oltre all’Artista.
Ricordo la mia infanzia sempre circondata da amici di famiglia, pittori e non; ricordo le domeniche di gite fuori porta in cui i “pittori” dipingevano e gli altri preparavano il barbeque, poi con il suo studio a Ponte di Grizzana Morandi era riuscito a condire le sue passioni pittura e bicicletta alla famiglia e agli amici.
Infatti era qui che nei momenti liberi tra due pedalate, due pennellate, una cena e una bella “bestia” (gioco di carte) si passava il tempo con la famiglia e gli amici più intimi (che bei tempi!!!).
Ma ho ritrovato precisamente il carattere di papà nella critica di Maria Verzelleti che vi voglio proporre parzialmente:
“…Entrando nello studio di Remo Parise sono accolta da una girandola di quadri: alcuni accostati in terra, alcuni appesi, altri pronti per una mostra. E lui, Il Maestro, l’uomo semplice che condisce ogni cosa con una sonora risata (alla bolognese) è lì, sensibile e buono, semplice e profondamente umano, consapevole (forse sì o forse no) di essere l’unico a riproporre questa stupenda vecchia Bologna…”

Spero davvero di avervi incuriositi e per questo vi lascio l’indirizzo del suo sito www.remoparise.it, da lì potrete leggere di più e anche contattarmi.
Per ora grazie davvero dell’attenzione che avrete riservato alle mie parole e ai miei ricordi.
Concluderei così per ricollegarmi alla nascita di questa mia “idea” dicendo che papà il suo segno meraviglioso lo ha lasciato e non solo con i suoi quadri.

Galleria delle Opere di Remo Parise

Data articolo: 11-09-2015


Inserisci un commento
avatar



Adv

Ricerca nel sito

Adv

 

Sostienici


Adv

Social Network