Le terrecotte di Carla Righi

Di: Anna Rita Delucca

Versatile scultrice della creta da molti anni realizza presepi che ha esposto in chiese e palazzi storici della città di Bologna, tra cui la Basilica di San Pietro per la quale, nel 2009, ha realizzato una ventina di grandi statue e il Palazzo Caprara (della Prefettura) dove, nel dicembre del 2010 ha esposto due raffinate opere: ‘Natività’ e ‘Alla Mangiatoia’, in occasione della grande mostra ‘Il presepe nella tradizione bolognese e napoletana’.
L’artista lavora nel suo laboratorio immerso nella natura a Castel d’Aiano, sull’Appennino bolognese e le sue creazioni in terracotta grezza o dipinta hanno una caratteristica innata di spontaneità, probabilmente rafforzata dall’esperienza di autodidatta che anima tuttora, dopo anni di operato, il suo estro. Il rifiuto di frequentare scuole o accademie d’arte, dovuto soprattutto la necessità di lavorare la creta con spontaneità manuale e fantasia, ha fatto sì che Carla Righi non abbia subìto alcuna contaminazione stilistica da correnti antiche o moderne: in tal modo domina la semplicità compositiva tanto nei suoi gruppi scultorei, quanto nelle statue sinuose che raffigurano leggiadri cavalli o nelle radiose silhouettes femminili, come pure nei paffuti fanciulli o in certi suoi imponenti personaggi mitologici.
La ricerca della luce, della possibilità di fissarla nell’opera è una caratteristica vitale nei lavori della scultrice e proprio tale peculiarità l’avvicina del tutto casualmente allo stile di alcuni grandi maestri dell’Ottocento italiano, come Medardo Rosso, la cui creatività era proprio fondata sullo studio della luce. Rosso fece parte di una corrente che segnò la storia artistica del secolo XIX° e parte del XX°, la Scapigliatura, un movimento costituito da pittori, scultori e letterati che, ribellandosi alla cultura tradizionale romantico-borghese, guardarono alla realtà cercando in essa un collegamento tra mondo fisico e mondo psichico. Involontariamente Carla Righi riprende questo filo sottile tra fisicità e psiche riflettendosi del tutto inconsapevolmente in un ‘ambientazione un po’ ‘bohemienne’ entro cui colloca molte delle sue opere, tendendo a soluzioni di grande sintesi plastica a cui aspira sperimentando varie tecniche per la realizzazione di giochi di luce ed ombra con l’uso della creta. Proprio la plasticità della creta, maneggiata con disinvoltura, manipolando la sinuosità delle forme e manifestando, attraverso la figura, l’idea che l’umile materia donataci dalla natura può tramutarsi in un’opera d’arte, funge da mezzo creativo rendendo così le sculture di Carla Righi splendidamente flessuose e vibranti.

Data articolo: 23-11-2014


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