Il Palazzo Topkapi ad Istanbul

Di: Franco Desiderio

Per la rubrica "Il Museo del Mese" parliamo oggi del Palazzo di Topkapi ad Istanbul e dei suoi tesori che ho avuto la fortuna di visitare recentemente.
Il palazzo fu fatto costruire a partire dal 1470 (o secondo altre fonti dal 1465) da Fatih Sultan Mehemet (il sultano Maometto II) dopo la conquista di Istanbul (allora Costantinopoli) da parte dei Turchi. Il luogo fu scelto strategicamente all'estremità della penisola sul Mar della Marmora in modo da dominare l'intera città.
In realtà non si tratta di un palazzo, ma di un agglomerato di costruzioni basse intervallate da ampi cortili e protetto da una cinta muraria. Queste costruzioni, pur rappresentando un importante esempio dell'architettura civile ottomana, si presentano oggi con stili architettonici non omogenei in quanto Topkapi fu residenza di ben 24 famiglie monarchiche per oltre quattrocento anni e ciascuno apportò nel corso dei secoli modifiche ed aggiunte alla dimora. La forma finale che possiamo ammirare oggi fu assunta nel 1850, quando il vecchio nome di "Nuovo Palazzo" fu mutato nell'attuale Palazzo di Topkapi (Palazzo della Porta del Cannone).
Il palazzo si estende su una superficie di 700.000 mq. con una forma vagamente trapezioidale. Al palazzo si accede attraverso le 7 porte presenti nelle mura, delle quali la principale è la Porta Imperiale di fronte al museo di Santa Sofia e da qui alla porta principale del Palazzo chiamata Bab-üs Selam o Porta del Saluto.
Attraversiamo questa porta lasciandoci così all spalle il Primo Cortile ed accediamo al Secondo Cortile, il primo all'interno del Palazzo. A metà del cortile sulla sinistra troviamo la porta dell'Harem, un edificio di circa 400 stanze che si protrae sino all'inizio del Terzo Cortile. Fu costruito a partie dal 1578 sino a metà del XIX secolo. A dispetto di ciò che il nome evoca in noi, l'Harem era la residenza dei monarchi con le loro famiglie, schiavi inclusi. Nell'Harem viveva una popolazione di 1200 persone, quasi fosse un paese a sé stante.Incaricati della sicurezza erano i Maestri divisi in due categorie: i Maestri Negri che si ocupavano della sicurezza delle ragazze ed i Maestri Bianchi cui era affidata la sicurezza del terzo cortile e del giardino privato del Monarca. La particolarità comune a tutti questi schiavi era quella di essere eunuchi, essendo tutti stati sterilizzati mediante trattamento chirurgico. Le schiave, quasi tutte turche, caucasiche e georgiane, venivano istruite per anni e le più belle e brave potevano infine diventare mogli del sultano.
Le camere delle stanze sono tutte decorate con maioliche, quadri e ornamenti in legno. La più bella sala è la Sala Imperiale utilizzata in origine come camera da letto del sultano e successivamente trasformata da Osman III in sala di cerimonia. Possiede una grande cupola, sette porte e tre fontane, una camera dove si trovano gli strumenti musicali ed un balcone che doveva ospitare i musicisti. Le poltrone furono regalate dall'imperatore germanico Gugliemo II, mentre il grande orologio fu donato dalla regina britannica Vittoria.
Subito dopo la porta dell'Harem incontriamo il Kubbealti, un edificio di tre stanze e tre cupole, con una larga tettoia, che è opera del celebre architetto turco Sinan. Il Kubbealti era adibito a sede del Divan degli Ottomani, una sorta di Consiglio dei Ministri dell'epoca.
La parte finale del cortile, sempre sul lato sinistro, è occupata dal Museo delle Armi, un edificio sormontato da otto cupole fatto costruire da Süleymaniye, dove sono esposte circa 400 delle 10.000 armi arabe, ottomane, persiane e dei mammalucchi, raccolte in un arco di tempo tra il VII ed il XX secolo.
Sul lato opposto del cortile, di fronte al Kubbealti e al Museo delle armi si trovano le vecchie cucine, dalla straordinaria lunghezza di 150 m., che furono restaurate nel 1945 e trasformate in Museo delle Porcellane. Vi vengono custoditi 10.512 oggetti di porcellana, di cui solo 4584 esposti al pubblico. nelle prime sei sale è esposta la collezione di porcellane cinesi, dalle porcellane Seladon prodotte tra gli anni 960 e 1368 appartenenti alle famiglie di Sung e Yuan (ritenute capaci di modificare il colore dei pasti avvelenati) a quelle appartenenti alla tarda famiglia Ming del XVIII secolo. Si tratta della più imponente collezione di porcellane cinesi dopo quella di Pechino e quella di Dresda.
Nella settima sala sono invece esposte porcellane giapponesi, mentre nell'ultima sala sono esposte le stoviglie di rame, pentole, ciotole, servizi da caffé ecc.
Attraversiamo quindi la porta Akağalar Kapisi o Bab-üs Saade (Porta degli eunuchi bianchi o Porta della Felicità) per inoltrarci nel Terzo Cortile. Il nome di Porta degli eunuchi bianchi deriva dal fatto che a costoro era affidata la sicurezza ed il controllo degli accessi attraverso questa porta. Appena superata la porta troviamo di fronte, in mezzo al cortile la Sala delle Udienze e subito ditro di essa la Biblioteca di Ahmet III.br> La Sala delle Udienze ara il luogo dove il sultano riceveva il Gran Visir, gli altri importanti funzionari statali e gli ambasciatori stranieri. Fu costruito al tempo di Maometto II nel XV secolo. E' dotata all'esterno di 22 colonne atte a reggere la tettoia, mentre il muro frontale è ricoperto di maioliche del XVI secolo. La sala interna ha una cupola alta 10 m. ed ospita il trono del Sultano fatto costruire nel 1596 da Maometto III. Fu purtroppo parzialmente danneggiato da un incendio nel 1856.
Sul lato destro del cortile troviamo un edificio dove vengono esposti gli indumenti del Sultano. Fanno parte di questa collezione tra l'altro il caffettano di seta ornato d'oro e d'argento appartenuto a Maometto II il Conquistatore, il caffettano corto in velluto appartenuto a Bayezid II, figlio di Maometto II, caffettani ed altri indumenti appartenuti a Kanuni Süleyman (Solimano il Magnifico), calzoni di Selim II, alcuni caffettani appartenuti a Ahmet I ecc.
Proseguendo sempre sul lato destro del cortile troviamo l'edificio che ospita forse la parte più importante del Palazzo, certamente la più visitata, vale a dire le sale del Tesoro. Sono qui esposte le ricchezze accumulate durante l'impero ottomano a partire dalla metà del XV secolo fino all'ultimo anno del XVII secolo. L'enormità delle ricchezze accumulate è giustificata dalle dimensioni che l'impero Ottomano raggiunse nei due secoli successivi alla conquista di Costantinopoli, divenuto il più vasto stato della storia governato tramite l'accentramento di tutti i poteri nella capitale. Su quel territorio oggi troviamo più di quaranta stati indipendenti. Anche durante le difficoltà economiche dell'ultimo periodo dell'impero Ottomano gli ultimi sultani mai vollero vendere parte del tesoro che così è arrivato a noi.
Gi oggetti del Tesoro sono suddivisi in quattro sale in funzione del materiale e del tipo di utilizzo.
Nella prima sala è esposta l'armatura di Mustafa III ricoperta d'oro e pietre preziose (metà del XVIII secolo), la spada del Califfo Osman, il trono d'avorio ed ebano sbalzato del sultano Murad IV ed ancora pentole, caraffe e vasi del XVI e XVII secolo di origini turche ed iraniane. Ed ancora candelabri d'oro appartenuti al Governatore egiziano Mehmet Ali Pascià ed uno appartenuto alla madre di Maometto II, vasi di giada, un bastone da passeggio tempestato di diamanti ed un catino d'oro appartenuti a Abdulhamit II ed infine un piccolo mobiletto carillon sormontato da un elefantino d'oro massiccio di produzione indiana.
Nella seconda sala sono esposti gli smeraldi e gli oggetti ornati con smeraldi. Tra le altre cose troviamo il rosario di smeraldi di Selim III, la faretra coperta d'oro, smeraldi e diamanti del XVI secolo, un ciondolo appartenuto a Abdulhamid I con tre smeraldi incastonati in oro posti a triangolo e 48 fili di perle, un altro ciondolo di smeraldi e oro appartenuto ad Ahmet I che porta la data del 1616, un altro ancora appartenuto al sultano Mustafa ed un ulteriore ciondolo di ben 55 cm. di lunghezza con uno smeraldo in cima di 4 cm.
Sempre in questa sala troviamo poi il pugnale del XVII secolo lungo 31 cm. con tre grossi smeraldi incastonati in oro nel manico. Fu regalato a Maometto IV dalla madre in occasione dell'inaugurazione dello Yeni Camii nel 1663 (Moschea Nuova).
Nella terza sala si trovano principalmente oggetti d'oro con diamanti. Ci sono copertine per il Corano in oro con pietre preziose, i diamanti di Ahmat I e gli incensieri d'orofatti fare dalla principessa Hatice, sorella di Selim I, per la tomba di Maometto. Ci sono medaglie con brillanti appartenenti sia agli Ottomani sia a regnanti di altri stati.
Di grande rilevanza in questa sala è il diamante di Kaşıkçı, uno dei più grandi al mondo, divenuto il simbolo stesso di Topkapi. Si tratta di un diamante di 86 carati a forma di goccia contornato da 49 brillanti posti su due file concentriche.
Ancora in questa sala troviamo due candelabri d'oro di un peso di 48 Kg. ciascuno, ornati entrambi con6482 brillanti. Infine sempre in questa sala troviamo il Trono delle festività, fatto costruire in oro nel XVI secolo ed utilizzato in occasione delle incoronazioni.
Nella quarta sala il pezzo più pregiato è il Trono Iraniano regalato nel 1747 a Mahmut I dallo Scià Iraniano Nadir. Il trono ha 4 piedini con base larga a forma di vaso ed il posto a sedere ornato di perle, smeraldi, rubini, oro e smalti.
In questa stessa sala c'è anche il Trono di Solimano il Magnifico risalente al 1543, con la spalliera in ebano, madreperla ed una pietra di turchese nel mezzo.
Troviamo inoltre la cintura, la coppa e una guaina da braccio con turchesi e rubini appartenute allo Scia Iraniano Ismail ed ancora il complesso dei cristalli appartenuti ad Abdülhamit, custodie per il Corano adornate in Oro, scettri, coppe, pugnali ecc.
Lasciamo le sale del Tesoro ed attraversiamo e, dalla parte opposta del cortile, entriamo nella Sala dlle Sante Reliquie (Hirka-i Saadet).
In questa sala sono custoditi e, dal 1962 esposti al pubblico, gli oggetti sacri appartenuti a Maometto e ad altri personaggi, che Yavuz Selim portò ad istanbul dalla Mecca, da Bagdad, dall'Iran e dal Cairo. Tra le reliquie relative a Maometto vi sono un pezzo di dente che il Profeta si ruppe durante la guerra di Uhud, la pietra calpestata da Maometto durante l'ascesa al cielo che riporta l'impronta del suo piede, un po' di terra prelevata dalla tomba di Maometto conservata in una vetrinetta, i peli della barba di Maometto, una lettera scritta dal profeta su un pezzo di pelle ritrovata in Egitto nel 1850, il suo sigillo di akik (akik è una pietra lucida e semitrasparente usata per i timbri), il mantello che il profeta regalò al poeta Kaab in occasione della sua conversione all'Islam e che poi i suoi figli vendettero a Mu'awiya, primo Califfo di Bagdad. Anche lo stendardo di Maometto viene coservato in questa stanza. Questo stendardo, quando si doveva andare alla guerra veniva lasciato infilato in una pietra davanti alla terza porta della Sala delle Udienze, per essere ripreso al termine della guerra.
Ci sono infine 20 spade appartenute a Maometto, Davide e ad altri esponenti del tempo.
A fianco della porta che da l'accesso al quarto cortile ci sono due edifici: a sinistra la Sala degli Orologi ed a destra la Sala delle Miniature e dei Ritratti.
Nella Sala degli Orologi viene esposta una raccolta di orologi di produzione non solo turca, ma anche di vari altri paesi europei. Il più antico è di origine tedesca ed è della fine del XVI secolo. Un orologio britannico firmato Bird è invece del 1654. Anche quattro orologi turchi sono del XVII secolo.
Nella Sala delle Miniature e dei Ritratti troviamo principalmente la collezione di 37 ritratti dei monarchi Ottomani. Non tutti i ritratti però sono originali. Il ritratto di Fatih Sultan Mehmet (Maometto II) del Bellini si trova alla National Gallery di Londra, mentre qui è esposta una copia di Zonaro.
Al primo piano di questo edificio vi nono anche alcuni libri e scritture come alcuni Corani Selciuchidi (scritti in kufi, una delle prime forme di scrittura araba) o i Quaranta Consigli del Profeta Maometto redatti da parte degli Iraniani ed anche alcuni attrezzi usati per la rilegatura dei libri.

Data articolo: 22-05-2014


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