Francesca Biagi - Essenza romantica nell’arte

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Di: Anna Rita Delucca

Il principio che pone le basi dell’Impressionismo francese è l’intento di trasferire sulla tela l’emozione che prova l’artista nell’osservare la natura, fissandola attraverso l’uso dei contrasti luce/ombra, la forza del colore con le sue sfumature e la mancanza di contorni definiti: Claude Monet ne fu il primo rappresentante attraverso l’opera “Impression-soleil levant”. Al contrario, il concetto fondamentale degli espressionisti tedeschi (e in particolare di Kirchner) pone lo sguardo verso una rappresentazione del paesaggio, come pure del ritratto, molto semplificata nella forma e tende alla ricerca di una spazialità non più naturalistica, ma che si realizza tramite il contorno marcato di tonalità accese.
Si tratta di due scuole di pensiero che hanno influenzato in maniera esponenziale la storia europea del Novecento ed ancor oggi lambiscono la creatività di molti artisti, anche tra quelli più innovativi e rivoluzionari.
La pittrice bolognese Francesca Biagi racchiude nella sua opera, caratterizzata in prevalenza dal soggetto paesistico, entrambi questi concetti. La sua è una formazione di bottega, presso i maestri emiliani Antonio Postacchini e Wolfango, esperti conoscitori della pittura francese ottocentesca, ma anche studiosi dei macchiaioli toscani e amanti dell’essenzialità nella rappresentazione proclamata dal grande pittore Giorgio Morandi.
In tale ambito F. Biagi accresce la sicurezza tecnica fino a raggiungere una maturità autonoma che si perfeziona attraverso l’osservazione della natura dal vero, ripresa a colpo d’occhio con l’obiettivo fotografico e riprodotta successivamente con l’uso della spatola e dei colori ad olio per trasferire sulla tela quell’emozione istantanea che la natura le ha trasmesso nell’istante preciso in cui l’ha fotografata. E’ la romantica, dolce visione di un campo di fiori, di un paesaggio esotico o di una rosa delicata colta nell’istante del suo più ridente rigoglio.
Bellezza ed armonia espresse con aggraziato ardore, colte nella propria connotazione reale ma trasmutate in entità spirituali attraverso la continua ricerca d’unità tra materia e concetto, mondo delle idee e mondo tangibile: quell’eterna ricerca di unione che sin dalla notte dei tempi appartiene all’essenza dell’umanità.

(Da Ingresso Libero N.12, Gennaio 2014, pag.12)

Data articolo: 18-01-2014


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