NEOREALISMO una storia vera

articolo

Di: Alberto Moioli

Il 5 ottobre è scomparso Carlo Lizzani, uno degli ultimi personaggi che hanno rappresentato al meglio il neorealismo italiano.
La dipartita è avvenuta a novantuno anni nello stesso modo scelto dal celebre regista Mario Monicelli, con il suicidio.
Il fatto drammatico ha aperto il dibattito sul ruolo e il valore di quel neorealismo che ha coinciso con il fermento del dopoguerra, una ricostruzione morale e materiale che ha visto ancora una volta primeggiare, per estro e creatività, l’arte italiana in ogni ambito. Carlo Lizzani che commentò l’atto finale di Monicelli come “un estremo gesto d’umanità”, fu colui il quale realizzò film come “Achtung banditi” con Gina Lollobrigida, sceneggiò “Genova anno zero” di Rossellini nel 1948 e “Riso Amaro” con Anna Magnani.

Il neorealismo è riuscito a offrire un nuovo sguardo sull’Italia senza veli retorici attraverso un gusto nuovo, quello di sapersi riscoprire attraverso i tipici tratti identificativi di un popolo unico nel suo genere, l’Italia.
Fu così che la cinematrografia diede un grande contributo grazie alle personalità di Giuseppe de Santis, Pier Paolo Pasolini o Vittorio De Sica. Mi torna in mente “Umberto D.” un film, sicuramente tra i meno compresi di De Sica, in cui la storia narra di un uomo solo con il proprio cane alle prese con una crisi finanziaria che ricorda molto, purtroppo, la direzione che sta assumendo il nostro paese di questi tempi.

Il “neòs” (“nuovo” dal greco) è il nuovo linguaggio “realista” che appare sulla scena nazionale dopo la guerra, forse come sinonimo di “voglia di rinascita” e rivincita con la storia.
“L’artista” come sempre anticipa e interpreta la realtà attraverso il filtro della propria anima, Gianni Berengo Gardin è uno dei più importanti interpreti di questo filone creativo, tutt’oggi protagonista con una grande mostra antologica a Palazzo Reale.

La fotografia dunque offre un tributo neorealista poetico attraverso scatti indimenticabili di Mario De Biasi, Federico Garolla, Federico Patellani, Nino Migliori, Alfredo Camisa e Piergiorgio Branzi.
Il contributo artistico neorealista impone una riflessione distaccata, attraverso la quale si ottiene l’autoritratto del “belpaese” di quel tempo. È così che l’opera cineatografica di Lizzani, Pasolini, De Santis, Zavattini, Rossellini, Germi, quella fotografica di Berengo Gardin e quella squisitamente letteraria di Vasco Pratolini, Elio Vittorini e Alberto Moravia formano un tutt’uno nella visione d’insieme del periodo storico, che succede alla seconda guerra mondiale.

Renato Guttuso anticipò l’azione neorealista aprendo idealmente la strada alle straordinarie opere, anche se non strattamente ascrivibili alla detta corrente, di Ennio Morlotti, Aligi Sassu, Emilio Vedova e altri importanti interpreti del tempo.
Come nell’Aleph di Jorge Louis Borges anche in questo contesto, più linguaggi, tecniche e stili si uniscono per formare un unico grande autoritratto culturale di elevato valore storico e artistico. L’Aleph che nell’alfabeto ebraico è lo “zero”, in una visione ottimistica, rappresenta la base di partenza per un nuovo ciclo, un nuovo percorso, una nuova storia, il “neòs” in greco.

Data articolo: 07-12-2013


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