Pinacoteca civica di Forlì

articolo

Di: Franco Desiderio

Parliamo oggi della Pinacoteca Civica di Forlì che vanta una collezione tanto ricca da essere oggi suddivisa in due distinte sedi museali.
La costituzione di un primo nucleo della Pinacoteca Civica di Forlì risale al 1838, quando, all'indomani della rivoluzione napoleonica, sorse la necessità di raccogliere il patrimonio artistico disperso con la soppressione di chiese e conventi. Le opere rimaste nella disponibilità del comune vennero raccolte nella pubblica Biblioteca nell'allora Palazzo della Missione.
Nel 1922 la sede venne trasferita nel Palazzo del Merenda costruito nel 1722 su progetto di Giuseppe Merenda, come sede dell'Ospedale della Casa di Dio per gli Infermi. La destinazione d'uso venne modificata appunto nel 1922 divenendo sede della Biblioteca, Pinacoteca e Musei civici.
Un primo impulso alla Pinacoteca venne dato pochi anni dopo la sua costituzione dal conte Pietro Guarini, gonfaloniere di Forlì dal 1842 al 1849, mentre successivamente la Pinacoteca fu arricchita grazie ad acquisti e donazioni di grande prestigio, ultima delle quali quella contenente l'intera collezione Verzocchi, costituita oggi da oltre 70 opere dedicate al tema del lavoro e commissionate nel 1949 ad artisti italiani del periodo.

Alla fine del secolo appena concluso vi fu un importante progetto di recupero del complesso di San Domenico costituito da una chiesa, originaria del XIII secolo, poi ampliata in epoca rinascimentale, e ben due chiostri.
La funzione assegnata nel 1996 al complesso fu quella di sede della Pinacoteca e dei musei civici nella parte dell'ex convento e di spazio assembleare multifunzionale nella ex chiesa, mantenendo la biblioteca civica nel Palazzo del Merenda. Vennero così qui trasferite dalla sede del Palazzo del Merenda, le opere che coprono un arco temporale dal XII al XVIII secolo.
Attualmente quindi troviamo una Pinacoteca Civica intitolata a Melozzo degli Ambrogi nella sede originaria, sulla quale ci soffermeremo ed un polo museale comprensivo di Pinacoteca nel complesso di San Domenico.
Nel Palazzo del Merenda sono oggi allestite sei sale di cui cinque al primo piano dell'edificio ed una al secondo piano.
Al primo piano troviamo:
  • ✓ un corridoio dedicato alle sculture tra le quali spiccano alcuni gessi di Antonio Canova.
  • ✓ La sala della Collezione Righini con diversi olî e acqueforti di Giorgio Morandi.
  • Antonio Canova: Profilo di Melchior Missirini
    Giorgio Morandi: Natura morta con 5 oggetti
  • ✓ La sala della raccolta Pedriali. Giuseppe Pedriali fu un ingegnere romagnolo che fece fortuna prima in Europa e poi in Sud America e che realizzò tra l'altro la metropolitana di Buenos Aires. Alla sua morte, avvenuta nel 1932 lasciò la sua collezione di opere alla Pinacoteca civica di Forlì. Tra queste vi sono alcuni dipinti di pittori fiamminghi quali Anthony Jansz van Croos, Rachel Ruysch e Ferdinand De Braekeleer, la tela "Buoi al carro" di Giovanni Fattori ed altri dipinti tra i quali è degno di nota "Le premier pas de l’enfance" di Jacques Sablet del 1789.

    Giovanni Fattori: Buoi al Carro
  • ✓ La sala della Collezione Piancastelli che, con il suo lascito, diede un sostanziale contributo alla documentazione dell'arte del Cinquecento in Romagna. Consiste di opere di Bartolomeo Ramenghi, Innocenzo Francucci detto Innocenzo da Imola, Giovan Battista Ramenghi e Luca Longhi.
  • ✓ Il Salone dove sono esposte opere principalmente del XVII e XVIII secolo. Si tratta in gran parte di una raccolta di opere di artisti romagnoli tra le quali alcune grandi tele di Guido Cagnacci, del Guercino, di Carlo Cignani, di Andrea Sacchi e Francesco Albani.
Innocenzo da Imola: La Madonna in trono col bambino e Santi
Guercino: San Giovanni Battista
Carlo Carrà: Costruttori

Al secondo piano, l'unica sala è totalmente dedicata alla collezione Verzocchi. Questa collezione è lo specchio dei tempi in cui è stata acquisita e della personalità del suo proprietario. L'imprenditore Giuseppe Verzocchi commissionò infatti nel primo dopoguerra 72 dipinti ad altrettanti pittori italiani dell'epoca con condizioni precise. Il tema doveva essere 'il lavoro', la dimensione 70x90 ed in ogni tela doveva essere presente l'immagine di un mattone refrattario con l'iscrizione "V & D", sigla dei due soci Giuseppe Verzocchi e Ottavio Vittorio De Romano dell'azienda operante appunto nel settore dei materiali refrattari.
Accanto alle grandi firme del primo Novecento come Carrà, Rosai, De pisis, Casorati e Soffici, Verzocchi diede fiducia a giovani emergenti che rifiutavano la strada dell'arte figurative per misurarsi in nuove forme di espressione astratte post-cubiste. Si trattava dii pittori quali Afro, Moreni, Morlotti, Santomaso, Severini e Birolli.


Pinacoteca civica Melozzo degli Ambrogi di Forlì
Indirizzo: Palazzo del Merenda - Corso della Repubblica, 72 - Forlì
Telefono: +39.0543.712606/712609/712626
Mail: musei@comune.forli.fc.it
Orario di apertura: - Feriali: dal martedì alla domenica dalle 9.00 alle 13.00. Il martedì anche dalle 15.00 alle 17.30. - Festivi: Domenica dalle 9.00 alle 13.00. Chiuso il lunedì, nelle festività nazionali e il 4 febbraio, ricorrenza della Patrona della città.

Data articolo: 21-10-2013


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