Ivan Riccardi - (Bari 09/12/1974)

articolo

Di: Anna Rita Delucca

Nato sotto il segno del sagittario il giovane artista ne rispecchia tutte le caratteristiche: viaggiatore appassionato, esploratore di mondi nuovi che immortala nel suo obiettivo trasformando la realtà in fantasia e inventandosi nuove realtà attraverso l’elaborazione della fantasia. Dopo gli esordi da autodidatta, decide di approfondire le sue conoscenze tecniche alla Scuola Internazionale di Fotografia a Firenze cominciando intanto a realizzare reportages di viaggi e cimentandosi nello studio dello still life. Successivamente la sua attenzione si sposta nelle tematiche più legate alla vitalità della natura che ritrae (attraverso un’astrazione vagamente kandiskyana) individuandone le sembianze anche negli oggetti più disparati come le crepe o le rovine lasciate dagli intonaci scrostati nelle murature di vecchi edifici. L’osservazione minuziosa e fantasiosa nel contempo conduce Riccardi alla creazione di immagini dai toni discreti: un fulmine, un cielo piovoso, un sole in eclissi, emergono da una macchia nera sul giallo intonaco grattato dalle intemperie del tempo o da un alone di colore ormai sbiadito sui mattoni di una casa. Sono i suoi ‘paesaggi metafisici’ che trasfigurano nell’obiettivo fotografico quasi fossero un dipinto ad acquerello o una litografia dai toni leggeri e delicati. Eppure queste foto sono quasi sempre scattate in momenti oscuri in cui lo spirito dell’artista sperimenta fasi di meditazione sofferta sulle problematiche del vivere. La maestria di Ivan Riccardi a nostro parere si rivela nella capacità riprendere oggetti poveri inutili, rovine e screpolature, simboli della nostra più grigia emotività e trasformarli attraverso la fotografia in oggetti artistici pieni di delicata vitalità, oggetti estetici di pura spiritualità sublimata. Anche nel trittico dedicato al tema sociale ‘Catene’, ’Distruzione’, ‘Siccità’, attraverso un disarmante minimalismo spontaneo vengono immortalati i caratteri di alcune tra le più gravi tematiche della nostra epoca. Va osservato che fino ad ora l’artista pugliese non ritrae mai la figura umana: non perché non ne sia interessato ma semplicemente per non distogliere l’attenzione dell’osservatore dalla sensazione che la foto in sé stessa gli può trasmettere. La figura umana in effetti, nel ritratto fotografico esercita un potere magnetico di attrazione dell’occhio sulla propria immagine esteriore, sul viso ,sul corpo sulla posa che assume il soggetto fotografato frenando così lo stimolo dell’osservatore che non punta più l’attenzione sugli altri oggetti intorno. Riccardi invece vuole fissare l’obiettivo della pupilla sul piccolo, inutile, insignificante dettaglio da cui si possono invece cogliere gli aspetti più impensati e disparati, grazie all’aiuto della fantasia. ‘Urlo’, una tubazione sfociante da un muro sgretolato, ‘Sparo’, una chiazza rossa lanciata e colante lungo una parete dell’intonaco rovinato dal tempo, ci richiamano alla mente emozioni, sensazioni umane, di vita, di sofferenza di qualcosa che nella staticità di oggetti morti e privi di attrattiva estetica si animano improvvisamente ed inaspettatamente colti dallo scatto di una fotografia d’autore.



 

Data articolo: 26-02-2013


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